Il progetto Sementi Antiche
Coltivare nel modo giusto, quello dell’agricoltura biologica, è per noi la premessa a qualunque tipo di discussione. Il lavoro quotidiano sui campi e anche tante sfortunate esperienze personali però, ci hanno messo di fronte a numerose domande e considerazioni.
La prima domanda che ci ponemmo, quella che tutto innescò, fu tanto banale quanto puerile: come mai le piante di grano sono così diverse da quelle che piantavano i nostri nonni? Sono almeno la metà più basse, hanno spighe notevolmente più lunghe e rese per ettaro quasi quadruple. Ad un occhio disilluso sembrerebbe il bengodi, ma per noi fu la molla che spinse a fare ulteriori ricerche. Con l’aiuto di valenti collaboratori ci avventurammo quindi alla scoperta “dell’invisibile”, di quello cioè che solo alcune analisi di laboratorio riescono a cogliere. La conseguenza fu che non era solo l’aspetto esteriore - morfologico - della pianta ad essere mutato, ma lo erano ancor di più i suoi tratti “nascosti”: il glutine, il tipo di glutine, il livello proteico generale e tanti altri valori. A questo punto ci domandammo: non è che esiste un nesso tra tutte queste modifiche apportate ai cereali e lo sviluppo esponenziale delle intolleranze al glutine e celiachie? A noi il sospetto è venuto e ci siamo mossi di conseguenza!
In collaborazione con l’Istituto per la Cerealicoltura di Foggia ed altre importanti centri di ricerca privati, stiamo portando avanti da 10 anni uno studio su due popolazioni di Farro Triticum Dicoccum originarie delle valli della zona di Gubbio (PG). Abbiamo già raggiunto delle scoperte estremamente interessanti, che toccano diversi ambiti della scienza delle nutrizioni e siamo già in grado di dare un’identità genetica alle varietà selezionate. Molti altri ambiti di ricerca sono stati attivati su altri cereali e legumi, perché la nostra aspirazione, la strada già intrapresa è quella di riscoprire il valore delle cose autentiche, della bio-diversità e della salubrità a 360 gradi.


